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Tornano a crescere nel 2018 le emissioni di CO2

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Alla Conferenza annuale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico - COP24 - in corso in Polonia, gli scienziati hanno annunciato che le emissioni prodotte dalla combustione di carburanti fossili sono cresciute fortemente di nuovo quest'anno e il totale delle emissioni del 2018 raggiungerà la cifra record di 41,5 miliardi di tonnellate di CO2.

 

Appena due anni fa sembrava che le emissioni globali si fossero stabilizzate e che avessero forse persino toccato il loro picco, facendo sperare a molti che il mondo avesse iniziato il lungo e difficile cammino verso la liberazione dall'energia basata sul carbonio. Nel corso del decennio passato l'incremento delle fonti rinnovabili è stato senz'altro straordinario, ma altrettanto hanno fatto il consumo di petrolio, gas e persino carbone. Una crescita che ha oscurato i vantaggi portati dalle rinnovabili.

 

Esiste un limite, un budget sostanzialmente, a quanta anidride carbonica possiamo emettere prima di produrre una quantità di caos climatico che trasformerebbe nella sostanza la vita come la conosciamo. E stiamo sempre più rischiando di sforare questo budget.

 

"Siamo ad un punto di svolta nella storia della civilizzazione umana del Pianeta", dice Katharine Hayhoe, climatologa della Texas Tech University e una degli autori del recente National Climate Assessment redatto dall'amministrazione USA.

 

I leader mondiali riuniti alla COP24 polacca nel tentativo di ottenere un futuro climaticamente meno ostile hanno dovuto prendere atto che in realtà il mondo si sta ancora muovendo nella direzione sbagliata. E che la necessità di cambiamento si fa ogni giorno più urgente.

 

Dati incontrovertibili

 

Nel giro di appena pochi mesi gli scienziati hanno sfornato una serie di nuovi studi su quanto il cambiamento climatico abbia alterato il mondo e quanto potrebbe rendere le cose ancora più gravi.

 

Uragani come Maria e Harvey sono stati più forti e distruttivi per via delle temperature in crescita. L'aumento del livello degli oceani minaccia ora le raffinerie costiere del Texas e gli impianti di depurazione di New York.

 

Le ondate di calore in mare stanno distruggendo la barriera corallina e favoriscono il fiorire di letali alghe tossiche. Le ondate di calore sulla terraferma si fanno più lunghe, provocando fasi di siccità che alimentano incendi devastanti.

 

Il problema può sembrare irrisolvibile e sconfortente. Sulla base dei dati emerge in realtà una semplice verità: per evitare che il riscaldamento provochi sulla Terra uno sconvolgimento ingestibile bisogna porre dei rigidi limiti alla quantità di anidride carbonica che emettiamo nell'atmosfera. Ed eliminare il carbonio dalle nostre vite quotidiane e dall'economia probabimente non sarà sufficiente. Per tenere il clima sotto controllo dovremo anche rimuovere una certa quantità di anidride carbonica dall'atmosfera.

 

Dopo tutto è una semplice questione di bilancio. Gli scienziati sanno in maniera indicativa quanto scalda il Pianeta ogni quantità di CO2 emesa da un camion, da una centrale a carbone o da un albero che si decompone. Sanno anche quanti gas serra l'atmosfera terrestre già contiene. Fissando un tetto di aumento massimo della temperature è possibile sapere quanta anidride carbonica è ancora possibile emettere, ovvero conoscere il nostro budget di CO2.

 

La disponibilità di questo budget dipende quindi dall'obiettivo che ci si pone. Nel 2015 i firmatari dell'Accordo di Parigi si sono trovati d'accordo nel limitare il riscaldamento globale previsto al 2100 "ben al di sotto dei 2 gradi Celsius".

 

Invertire la rotta prima del punto di non ritorno

 

Per fermare il riscaldamento a 1,5 gradi la quantità totale di andride carbonica che possiamo ancora emettere - complessivamente, per sempre, in tutto il mondo - ammonta a 580 miliardi di tonnellate. Se continuiamo ad emettere al tasso attuale questo budget verrà esaurito nel giro di meno di 15 anni.

 

Per scongiurare questo destino il rapporto pubblicato ad ottobre dall'IPCC spiega che occorre che le emissioni di CO2 arrivino a zero entro il 2050. Molti paesi, stati e città hanno fatto proprio questo obiettivo.

 

A livello globale raggiungere questo risultato non sarà però facile. L'ultimo report certifica appunto che nel 2018 le emissioni aumentaranno piuttosto del 2,7%. E molti successi raggiunti nel corso degli ultimi anni sembrano essere svaniti. Dopo un decennio di decrescita, le emissioni statunitensi sono tornare ad aumentare quest'anno. Così come il consumo di petrolio nel resto del mondo, dopo una caduta che si sperava fosse definitiva.

 

E persino in un paese tra i più sensibili alla questione climatica come la Francia il primo ministro Édouard Philippe è stato costretto a ritirare una tassa sui carburanti in seguito alle proteste di piazza.

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