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Come uscire dal carbone e accelerare su rinnovabili elettriche ed efficienza, il piano WWF

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Il WWF Italia ha redatto uno studio per indicare le politiche che sarebbero necessarie a intraprendere la strada della decarbonizzazione al 2050, così come dovrà fare il governo nel Piano nazionale Energia e Clima da presentare in bozza entro la fine dell’anno.

 

Per ciascun ambito l’associazione ambientalista propone precisi strumenti che potranno essere adottati nell’ambito di una strategia a lungo termine da mettere in campo già entro il prossimo anno.

 

Un punto importante per il WWF è l’introduzione di un Emission Performance Standard (EPS) per le centrali elettriche di 500 gCO2/kWh a partire dal 2025.

 

Questo limite, se introdotto da subito, permetterebbe di programmare – secondo quanto spiega il documento dell’associazione – “la chiusura delle centrali in tempo per garantire uno sviluppo delle infrastrutture necessarie ad assicurare standard adeguati di sicurezza del sistema elettrico e impostare strumenti per un’equa transizione nel rispetto di quanti sono oggi impiegati nel settore”.

 

Nel settore delle rinnovabili non poteva mancare una valutazione sul decreto rinnovabili attualmente in fase di approvazione. Si propone di incrementare i contingenti d’asta e assicurare un equilibrato sviluppo di eolico e fotovoltaico.

 

Inoltre si raccomanda l’introduzione di strumenti per la promozione dei Power Purchasing Agreement (PPA), cioè dei contratti di acquisto da fonti rinnovabili a mercato nel lungo periodo. Si chiede che venga definita una garanzia di prezzo dei contratti attraverso la costituzione di un fondo alimentato dai proventi delle aste di CO2 il cui gettito è stimato in circa 1,5 miliardi anno.

 

Contestualmente è richiesta l’introduzione di un carbon floor price (CFP) sulle emissioni di CO2 nel settore termoelettrico per limitare gli effetti negativi sul mercato delle rinnovabili dovuti alla forte volatilità del costo dei permessi di emissione nel sistema di Emission Trading europeo e assicurare, allo stesso tempo, una programmazione del gettito delle entrate da permessi di CO2.

 

Il CFP è una strumento fiscale che opera per differenza rispetto al valore del permesso di emissione come da direttiva ETS. Fissato il valore CFP in relazione al prezzo della quota ETS gli operatori saranno chiamati o meno a compensare la differenza. Ad esempio fissato il CFP a 30 €/t, qualora il valore dell’ETS sia a 25 €/t gli operatori dovranno versare 5 €/t come componente fiscale. Qualora il valore dell’ETS sia a 30 €/t nulla sarà dovuto.

 

Nel settore dell’efficienza energetica il WWF auspica un riordino dei meccanismi di promozione dell’efficienza, nell’ottica di una maggiore efficacia in termini di riduzione della domanda finale di energia e suggerisce l’estensione dell’obbligo di risparmio attraverso il meccanismo dei titoli di efficienza energetica (TEE) al settore della vendita di energia elettrica e gas naturale.

 

Ad oggi i TEE gravano unicamente sui distributori di energia e questo non è ritenuto sufficiente nel lungo periodo a fronte di obiettivi quantitativi sempre maggiori richiesti dalle direttive europee.

 

Per il WWF vanno rivisti gli obiettivi indicati dalla SEN.

 

Sulle energie rinnovabili, il nuovo obiettivo di coprire con queste fonti il 32% dei consumi finali al 2030 corrisponde ad un ulteriore necessario aumento della produzione pari a 4-5 Mtep.

 

Si spiega che al settore elettrico, con l’innalzamento del nuovo obiettivo, andrebbe assegnato un maggiore contributo tale che venga raggiunta al 2030 una generazione di 210 TWh, quindi con una penetrazione delle rinnovabili al 62% sul consumo finale al 2030.

 

Nello scenario di massima e ipotizzando un trasferimento degli apporti addizionali unicamente sul settore elettrico si renderebbe necessaria una generazione rinnovabile di 247 TWh, con una quota di FER elettriche al 73% del consumo finale lordo al 2030.

 

Rispetto alla bozza di decreto sulle fonti rinnovabili cosiddette mature il report suggerisce di introdurre la garanzia per lo sviluppo minimo di impianti per ciascuna tecnologia, eolico e fotovoltaico, sottolineando l’importanza di garantire una filiera industriale nelle diverse tecnologie.

 

Secondo l’associazione del Panda, una volta definito il costo massimo per il sistema, bisognerà puntare al maggiore sviluppo possibile delle rinnovabili in termini di nuova generazione elettrica. Il meccanismo attuale di asta definisce i MW di nuovi impianti, indipendentemente dal costo complessivo per il sistema e dalla quantità di elettricità generata. Si chiede quindi di riassegnare nuova capacità in ragione dei risultati delle aste stesse. “Non è pensabile – si spiega – rallentare lo sviluppo delle FER in un contesto in cui l’apporto delle rinnovabili nel settore elettrico al 2030 dovrà essere ben superiore al 55%”.

 

Il WWF raccomanda la prosecuzione dei meccanismi di sostegno delle rinnovabili non mature attraverso meccanismi di incentivazione in conto energia. Anche in questo caso i proventi delle aste potrebbero garantire un budget iniziale, senza aggiungere oneri di sistema in attesa della riduzione della componente A3 nei prossimi anni.

 

Per quanto riguarda lo sviluppo delle infrastrutture energetiche si chiede di accelerare la diffusione delle tecnologie di accumulo (batterie e altro) di sviluppare un mercato dei servizi di dispacciamento riservato agli accumuli così da rendere interessante per gli investitori privati la diffusione di questi sistemi.

 

In tema di governance viene proposta una maggiore integrazione tra ministeri che si occupano di mercati energetici e politiche climatiche, sul modello francese di un Ministero per la Transizione Ecologica.

 

Nel dettagliato lavoro del WWF manca un maggiore dettaglio sul peso che il gas naturale dovrebbe avere in questo processo di decarbonizzazione, oltre alle modalità di evoluzione del settore dei trasporti. 

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