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Edifici: la riqualificazione profonda è una necessità, ma occorre renderla possibile

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La riqualificazione energetica degli edifici è ormai una priorità che riguarda le politiche italiane ed europee in maniera stringente per poter ridurre considerevolmente i consumi energetici. Ciò che si dovrà fare nel prossimo futuro sarà proprio puntare ad edifici a consumi quasi zero (NZEB) ed a livelli di urbanizzazione e logistica efficienti in un’ottica di economia circolare.

 

Le politiche europee al 2030 prevedono, infatti, dei punti ben precisi tra cui un obiettivo di miglioramento dell’efficienza energetica al 32,5% e la necessità di ridurre le emissioni agendo anche su edifici e trasporti.

 

“La riqualificazione spinta è onerosa e difficilmente perseguibile su larga scala senza condizioni adeguate, tra cui la disponibilità di progettisti e ditte qualificate per ristrutturazioni profonde, il superamento dell’attuale normativa sui vincoli architettonici (oltre 200 mila edifici vincolati a livello nazionale), l’industrializzazione del settore delle ristrutturazioni e la disponibilità e stabilità di incentivi dedicati” ha sottolineato Dario Di Santo durante la Conferenza FIRE “Enermanagement civile” svoltosi a Bologna.

 

Dopo aver illustrato le sfide da superare per sbloccare la riqualificazione del patrimonio immobiliare nazionale, si è parlato di detrazioni fiscali con l’intervento di Amalia Martelli dell’ENEA. La legge di Bilancio 2018 (Legge 27 dicembre 2017, n. 205) ha prorogato gli incentivi al 31 dicembre 2018. Per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali la Legge di Bilancio 2017 ha prorogato gli incentivi al 31 dicembre 2021. Dal Rapporto Annuale Enea 2018 sulle detrazioni fiscali è emerso che nel periodo 2104-2017 sono stati attivati investimenti per più di 13 mld di euro (di cui circa 3,7 mld nel 2017).

 

“Purtroppo come ogni anno ci si ritrova a discutere in finanziaria del futuro dell’ecobonus. È difficile pensare di avviare il mercato delle ristrutturazioni spinte in questo modo”, ha evidenziato Di Santo, “per fortuna il settore pubblico si è attivato negli ultimi anni e si stanno realizzando interventi molto interessanti. Senza incentivi, comunque, il mercato non potrà decollare prima di una reale disponibilità di processi di riqualificazione industrializzati, che sono una priorità.”

 

Una prima considerazione emersa nel corso della conferenza è che il settore pubblico appare più semplice da riqualificare nel breve termine rispetto a quello privato, che ha bisogno invece degli incentivi statali per approdare a degli interventi di successo.

 

La strada da percorrere, però, dovrebbe prevedere situazioni che non facciano solo riferimento agli strumenti di incentivazioni poiché instabili (come al conto termico). Le opportunità ci sono, basti pensare all’energy performance contract (EPC) o ai fondi europei.

 

Occorre inoltre monitorare le prestazioni effettive degli edifici ad alte prestazioni, per verificare che raggiungano quanto promesso e che lo facciano migliorando l’esperienza degli occupanti. Purtroppo sono poche le realtà in cui ciò è stato fatto.

 

Infine, durante il convegno si è sottolinea che riqualificare gli edifici o costruirne di nuovi seguendo certi criteri non significa apportare benefici solo in termini di efficienza energetica ma anche per ciò che riguarda la sicurezza sismica, il comfort termico, la qualità dell’aria ed altro ancora. Tutto ciò aumenta la qualità degli aspetti economici legati all’edificio stesso.

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