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L’Europa delle energie rinnovabili riparte

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L’accordo sul Clima di Parigi, la continua riduzione dei prezzi solari ed eolici e l’obbiettivo del 32% di rinnovabili al 2030, ottenuto anche grazie alle nuove posizioni assunte nelle trattative da paesi come Spagna e Italia, stanno cambiando il nostro panorama energetico.

 

Dopo molti anni di freno a mano tirato in diversi paesi si intravvede infatti la possibilità di un forte rilancio dell’energia verde nel Continente.

 

Pensiamo alla Spagna, che aveva subìto l’introduzione di pesanti misure retroattive sulle rinnovabili. La nuova ministra per l’energia e l’ambiente, Teresa Ribera, è stata chiara: con investimenti di 100 miliardi di euro sarà possibile non solo raggiungere il target 2030, ma garantire un risparmio di 400 miliardi nelle bollette. Un risultato ottenibile, secondo la ministra, riformando i meccanismi del mercato elettrico, oltre a favorire PPA e autoconsumo con interventi regolatori e di semplificazione amministrativa.

 

In effetti, il mercato iberico si sta già muovendo, con 24 GW in attesa di autorizzazione. I primi impianti, alcuni senza incentivi, sono già stati connessi e altri verranno realizzati nel 2019. 

 

Anche in Francia le rinnovabili sembrano affrancarsi dall’abbraccio nucleare. All’ultima asta di agosto è stato dato il via libera a 720 MW fotovoltaici, con un prezzo medio di 58,2 €/MWh. È stato inoltre appena inaugurato un impianto eolico dimostrativo flottante off-shore che potrebbe anticipare l’inserimento francese nella fiorente crescita di parchi eolici nel Mare del Nord, visto che 3 GW sono pronti a partire. E che l’aria sia cambiata lo si deduce anche dalla decisione di EDF di volere realizzare 30 GW rinnovabili entro il 2030.

 

Se la Spagna riprende il cammino abbandonato e la Francia inizia con grande ritardo il percorso delle rinnovabili, la Germania, che ha meno sofferto negli anni scorsi, si conferma leader della produzione assoluta di elettricità verde. Nel primo semestre di quest’anno le rinnovabili hanno garantito il 41,5% dei kWh generati nel paese, con un ruolo centrale dell’eolico, una tecnologia che da un lato si espanderà nei progetti in mare e dall’altro dovrà confrontarsi con il revamping di una parte delle 28.000 turbine che non potranno più utilizzare gli incentivi progressivamente a partire dal 2020.

 

Anche nel solare ci si aspetta un forte balzo. Basti pensare che per raggiungere il target tedesco al 2030, 65% di elettricità rinnovabile, le installazioni dovranno passare dagli 1,75 GW dello scorso anno a una media di 5 GW/anno. Un cambio di passo che è incoraggiato dai risultati delle aste. Il prezzo più basso dei 28 progetti solari per 183 MW presentati all’ultima gara è stato infatti di soli 49 €/MWh. Va poi sottolineato l’impegno tedesco sul fronte dell’accumulo, con più di 100.000 batterie collegate ad impianti fotovoltaici.

 

Anche a livello urbano si segnalano politiche virtuose e cresce il numero delle città che si danno l’obiettivo “100% rinnovabile”. A volte, come già succede negli Usa, esse suppliscono a politiche governative incoerenti. È il caso di Londra dove, vista la riduzione dell’impegno dell’esecutivo britannico, il sindaco di Londra Sadiq Khan ha lanciato Solar Together, un’iniziativa basata sulla diffusione di gruppi di acquisto con sconti fino al 25%, che punta ad installare 1.000 MW nella capitale entro il 2030.

 

E veniamo alla situazione italiana. Nel periodo gennaio-luglio, la produzione di rinnovabili ha raggiunto il 36,9% della domanda elettrica, un valore sostanzialmente allineato alla media degli ultimi cinque anni.

 

Anche nel nostro paese servirà dunque un deciso cambio di marcia, considerato che alla fine del prossimo decennio oltre il 60% dei consumi elettrici dovrà venire dalle rinnovabili.

 

Ma nel nostro paese ci sono anche settori nei quali il rilancio è già in atto. Parliamo, ad esempio, del biometano che, dopo un lungo travaglio normativo, vede ora le prime realizzazioni. L’attuale contesto rende credibile il raggiungimento di una la produzione di 8,5 miliardi di metri cubi al 2030, pari al 12-13% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale. Un vantaggio collaterale della digestione anaerobica viene dall’incoraggiamento a rivisitare le tecniche agronomiche, con una riduzione dell’uso di fertilizzanti chimici e un aumento dell’humus nel suolo.

 

E anche in edilizia l’introduzione dei misure di incentivazione per la riqualificazione spinta di interi edifici abbinata, quando serve, a misure antisismiche apre una prospettiva nuova di rigenerazione che dovrà essere accompagnata da approcci di intervento innovativi per ridurre tempi e costi.

 

Per finire, a fronte del forte risveglio a livello mondiale della mobilità elettrica, finalmente sta nascendo un certo interesse nel nostro paese. Un tema questo che suggerisce di riflettere anche sulle ricadute manifatturiere delle nuove strategie energetiche e della mobilità. Nel trasporto elettrico, ad esempio, c’è un’immediata possibilità di intervento sul fronte degli autobus, un settore che ha visto la produzione in Cina in pochi anni di oltre 350.000 mezzi, e su cui il nostro paese potrebbe rapidamente posizionarsi.

 

Ma esistono notevoli potenzialità in molti comparti energetici. Sono presenti attività significative nell’eolico, negli inverter, negli accumuli, nelle caldaie, nelle pompe di calore, nella cogenerazione, nel digitale… tutti settori che nei prossimi anni potrebbero vedere, anche alla luce del risveglio europeo, un forte sviluppo.

 

Siamo dunque in una fase delicata e interessante, che merita un’attenzione particolare da parte delle istituzioni. 

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