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Un’isola artificiale per produrre energia rinnovabile offshore

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Grazie a un accordo parlamentare che va dalla destra alla sinistra (al governo). Il 22 giugno 2020  la Danimarca ha raggiunto un accordo fondamentale per bloccare entro il 2050 per l’estrazione di petrolio e gas nel Mare del Nord, ha annullato tutte le nuove licenze per l’estrazione di idrocarburi e ha approvato la  costruzione di un hub energetico nel Mare del Nord. Un altro gigantesco polo energetico rinnovabile  sarà realizzato sull’isola di Bornholm. Il governo danese spiega che «Il polo energetico sarà un’isola costruita artificialmente a 80 chilometri dalla costa della penisola dello Jutland. Sarà di proprietà di un partenariato pubblico-privato. L’hub rafforzerà l’integrazione delle reti elettriche europee e aumenterà la produzione di elettricità rinnovabile necessaria per un’Europa climaticamente neutra».


Il ministero del clima, dell’energia e dei servi pubblici danesi ha sottolineato che «La Danimarca compie un altro passo significativo nella transizione verde. Il polo energetico produrrà quantità ancora non immaginabili di elettricità verde ed è uno dei progetti di punta del governo per la transizione verde in Europa. Completamente implementato sarà in grado di coprire i consumi di 10 milioni di famiglie europee».


Molto soddisfatto il ministro danese per il clima, il socialdemocratico Dan Jørgensen, cheha sottolineato: «Questo è davvero un grande momento per la Danimarca e per la transizione verde globale. Questa decisione segna l’inizio di una nuova era di produzione di energia sostenibile in Danimarca e nel mondo e collega obiettivi climatici molto ambiziosi con la crescita e i lavori verdi. Il polo energetico nel Mare del Nord sarà il più grande progetto costruito nella storia danese. Daremo un grande contributo alla realizzazione dell’enorme potenziale enorme dell’eolico offshore europeo, e sono entusiasta per la nostra futura collaborazione con gli altri Paesi europei».


L’hub energetico svolgerà la funzione di una centrale elettrica offshore che raccoglierà e distribuirà l’elettricità verde, prodotta da centinaia di pale eoliche che circonderanno  l’isola, direttamente ai consumatori dei Paesi del Mare del Nord. L’isola dovrebbe avere una superficie totale di almeno 120.000 metri quadrati e nella sua prima fase sarà in grado di fornire energia verde a 3 milioni di famiglie europee. Lo Stato possiederà la maggior parte dell’isola, ma le società private saranno essenziali perché il progetto realizzi il suo potenziale in termini di innovazione, flessibilità, economicità e potenziale di business.


Secondo Jørgensen, «Siamo all’alba di una nuova era per l’energia. L’anno scorso, la Danimarca ha fissato una data limite per l’estrazione di combustibili fossili. Oggi stiamo compiendo un passo decisivo verso un futuro di energia pulita. L’Ue ha fissato un obiettivo per raggiungere la carbon neutrality entro il 2050 e la Commissione ha fissato un obiettivo di 300 GW di energia eolica offshore per raggiungere questo obiettivo. Costruendo il primo polo energetico al mondo con una capacità potenziale di 10 GW, la Danimarca contribuisce in modo significativo a questo ambizioso obiettivo. Non solo espandendo notevolmente la produzione di energia rinnovabile, ma anche fornendo ai nostri vicini europei energia rinnovabile in abbondanza».

L’isola artificiale offrirà le migliori opportunità per espandere il progetto, ad esempio grazie a un porto e a strutture per lo stoccaggio e la conversione dell’elettricità verde proveniente dalle vicine turbine eoliche in mare. L’ambizione a lungo termine è quella di poter immagazzinare elettricità verde sull’isola, convertirla in carburante verde liquido e inviarla tramite cavi sottomarini in Danimarca e nei Paesi vicini.

VindØ sarà costruita grazie ai finanziamenti dei fondi pensione danesi PFA , PensionDanmark e dell’utility danese Andel, che insieme costituiscono il consorzio VindØ, hanno rivelato le sue visioni della prima isola energetica al mondo chiamata “VindØ”. Entro il 2030, l’isola avrà una capacità di 3 GW di eolico offshore e alla fine l’isola 10 GW, equivalenti a 25 centrali eoliche offshore tradizionali. Il costo finale previsto è di 8 miliardi di euro.

Il governo danese si è chiesto a lungo se l’isola artificiale dovesse essere costruita come una piattaforma d’acciaio o come un terrapieno. 


Il gruppo di consulenza COWI ha recentemente pubblicato un’analisi costi-benefici di VindØ, che stima il costo di un’isola energetica da 3 GW – comprese le pale eoliche e la rete per la trasmissione di energia – nel Mare del Nord a 7,93 miliardi di euro e questo indipendentemente da come verrà costruita. Il prezzo include parchi eolici offshore e trasmissione di potenza. Ma l’isola costruita con un terrapieno diventerebbe più economica per il progetto finale da 10 GW e verrebbe a costare 28,22 miliardi di euro, mentre una piattaforma quasi 29,57 miliardi di euro.

Mentre si discute di come costruire VindØ, la seconda isola energetica nel Mar Baltico, Bornholm Energy Island, utilizzerà l’isola esistente di Bornholm come sito per il polo energetico. La compagnia tedesca 50Hertz e l’operatore di rete danese Energinet hanno già siglato un accordo e hanno in programma di identificare se sia possibile e vantaggioso costruire un collegamento con un cavo elettrico tra Danimarca e Germania attraverso la futura isola energetica di Bornholm. 


L’accordo tra 50Hertz ed Energinet è il primo passo per collegare le due isole energetiche danesi ad altri Paesi, un requisito essenziale perché il mega-progetto danese abbia un futuro, sia finanziariamente che per la transizione verde-

Il piano è quello di realizzare le due isole energetiche e collegare 5 – 6 GW di energia eolica al più tardi entro il 2030. Tuttavia, ma sia la compagnia di energia rinnovabile Ørsted che PensionDanmark hanno annunciato che sarebbe stato possibile costruire isole energetiche molto prima. Per Torben Möger Pedersen, CEO di PensionDanmark, «Se avessimo un calendario ragionevolmente ambizioso, saremmo in grado di avere un’isola pronta a trasmettere energia alla rete di un Paese entro il 2027-28».

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