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La povertà energetica colpisce una persona su quattro in Europa

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L’espressione povertà energetica richiama spesso un concetto lontano, legato a comunità remote prive di accesso alla rete elettrica. In realtà il fenomeno, che va inteso come l’incapacità degli individui di acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici, è radicato ovunque.

 

In Europa la cosiddetta fuel poverty colpisce oggi un abitante su quattro, con ovvie conseguenze sul benessere personale. A influire sono soprattutto i prezzi dell’energia in bolletta, triplicatisi in tutto il continente a partire dalla crisi finanziaria del 2008. Ma sono gli edifici il vero anello debole della catena: 80 milioni di europei vivono in case inadeguate e malsane, impossibili da mantenere calde d’inverno o fresche d’estate, esponendo le famiglie a condizioni climatiche estreme responsabili di circa 100.000 morti ogni anno.

 

Anche in Italia la situazione non è delle migliori. Secondo i dati dell’Osservatorio Ue sulla povertà energetica il fenomeno colpisce 3,9 milioni di famiglie. Le cause sono da ricercare oltre che negli alti prezzi di elettricità e gas (siamo terzi in Europa per le bollette più salate), anche nella bassa percentuale di case dotate di un riscaldamento sufficientemente efficiente a mantenere l’abitazione al caldo.

 

Di fronte a dati indubbiamente preoccupanti, la risposta dei governi stenta ad arrivare. Per questo motivo 60 ONG europee – tra cui le italiane ISDE (L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente), Legambiente e CILAP EAPN Italia – hanno pubblicato una lettera in cui invitano i leader dell’UE a “porre fine alla povertà energetica adesso”.

 

“Durante l’inverno – si legge nella missiva – 50 milioni di persone non riescono riscaldare le proprie abitazioni. In estate, il problema delle case soffocanti è destinato ad amplificarsi con il cambiamento climatico […] I paesi dell’Europa meridionale sono in prima linea”.

 

Le organizzazioni esortano i leader europei a metter mano al Pacchetto energia 2030 per far spazio ai problemi legati alla fuel poverty. A cominciare dal riconoscimento e definizione della povertà energetica nel regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia. Tra le azioni da mettere in campo a livello comunitario c’è anche quella di avviare programmi di rinnovamento di massa in tutto il continente grazie ad un’ambiziosa direttiva sull’efficienza energetica e quella di sostenere tramite la nuova direttiva sulle energie rinnovabili i progetti delle comunità locali che riducono la povertà energetica sul campo.

 

Ultimo elemento, ma non per importanza, le ONG chiedono che vengano vietate le interruzioni di corrente per le famiglie a basso reddito e “vulnerabili”, garantendone una quantità minima di energia a tutti gli europei nella direttiva sul mercato dell’elettricità. 

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